LA CONCILIAZIONE SINDACALE



QUANDO A FINE RAPPORTO NON SITROVA UN ACCORDO

Quando il rapporto di lavoro finisce, soprattutto se è durato anni, possono nascere divergenze sui conteggi di chiusura, in particolare sul TFR oppure su eventuali straordinari o altro.

In questi casi è importante cercare una soluzione che sia definitiva e non impugnabile per evitare che il dipendente, anche a mesi di distanza, possa rivolgersi a un avvocato, al sindacato o, peggio, alla direzione territoriale del lavoro.

Il metodo più semplice e sicuro è quello di fare un tentativo di conciliazione con l’assistenza di un conciliatore sindacale (come previsto dall’articolo 2113 c.c. * art. 411 comma 3° c.p.c.).

La procedura è veloce e non è necessario, in questa fase, essere seguiti da un legale, per quanto, se lo si ritiene, non è vietato.

Si tratta di uno strumento facoltativo ma, in caso questa strada venga intrapresa, l’eventuale accordo raggiunto è vincolante per le parti.

Alla fine dell’incontro viene steso un verbale contenente le decisioni economiche e i tempi di liquidazione (che possono anche prescindere dai dettami del CCNL) e una copia di tale verbale viene depositata presso la D.P.L. competente a cura del conciliatore.

L’accordo, una volta sottoscritto, è vincolante, riservato e non impugnabile.

Quali sono i tempi previsti per un tentativo di conciliazione?

Di solito pochi giorni si organizza l’incontro presso la nostra sede, alla presenza delle parti e del conciliatore sindacale. L’incontro può durare da una mezzora se c’è già un accordo di massima fino a un paio d’ore se la fase negoziale si rivela un po’ più difficoltosa.


Quali i costi?

La nostra agenzia è disponibile a organizzare per Voi un contro, con l’assistenza del conciliatore sindacale, presso la nostra sede; l’importo omnicomprensivo è pari a 150,00 €.

Contributi economici per supporto e assistenza a persone non autosufficienti


ASSEGNO DI CURA
L’assegno di cura è un contributo economico a favore delle famiglie e/o delle persone che si incaricano dell’assistenza ad un anziano non autosufficiente al proprio domicilio. L'accesso al contributo tiene conto dell’età (oltre 65anni) e della situazione economica e patrimoniale (indicatore ISEE non superiore ad euro 25.000) del nucleo familiare dell’anziano.
L'importo giornaliero del contributo previsto è in relazione alla gravità della condizione di non autosufficienza dell'anziano e può andare dai 5,17€ ai 22€.
Contributo assistenti familiari: le persone anziane e le persone disabili - già beneficiarie dell'assegno di cura e con reddito ISEE inferiore a 20.000 € - che hanno stipulato un contratto regolare con un assistente familiare per almeno 20 ore settimanali, oltre all'assegno di cura possono ricevere un ulteriore contributo di 160 €/mese.
A chi rivolgersi: assistenti sociali del quartiere a Bologna o del comune in Provincia.


ASSEGNO DI ACCOMPAGNAMENTO
Si tratta di una prestazione economica, erogata a domanda, a favore degli invalidi civili che ammonta a 516,35€ al mese e non è soggetta a limiti di reddito. Il requisito della non autosufficienza è riconosciuto quando l’interessato ha un’invalidità riconosciuta pari al 100% e persistenti difficoltà nello svolgere le attività quotidiane della vita, o a camminare senza l’aiuto di un accompagnatore.
A chi rivolgersi: online sul sito I.N.P.S. oppure presso un patronato.


PERMESSI RETRIBUITI EX LEGGE 104/92
I lavoratori dipendenti che assistono un parente o affine (entro il 3°grado) disabile hanno diritto a tre giorni di permesso retribuiti al mese.
A chi rivolgersi: datore di lavoro.

Permessi nel lavoro domestico


Permessi nel lavoro domestico

I lavoratori hanno diritto a permessi individuali retribuiti per l'effettuazione di visite mediche documentate, purché coincidenti anche parzialmente con l'orario di lavoro.
I permessi spettano nelle quantità di seguito indicate:
- lavoratori conviventi: 16 ore annue ridotte a 12 per i lavoratori di cui all'art. 15, comma 2 (lavoratori assunti in regime di convivenza con orario fino a 30 ore settimanali);
- lavoratori non conviventi con orario non inferiore alle 30 ore settimanali: 12 ore annue.
Per i lavoratori non conviventi con orario settimanale inferiore a 30 ore, le 12 ore saranno riproporzionate in ragione dell'orario di lavoro prestato.
I lavoratori potranno, inoltre, fruire di permessi non retribuiti su accordo tra le parti.
Il lavoratore colpito da comprovata disgrazia a familiari conviventi o parenti entro il 2° grado ha diritto a un permesso retribuito pari a 3 giorni lavorativi.
Al lavoratore padre spettano 2 giornate di permesso retribuito in caso di nascita di un figlio, anche per l'adempimento degli obblighi di legge.
Al lavoratore che ne faccia richiesta potranno essere comunque concessi, per giustificati motivi, permessi di breve durata non retribuiti.
In caso di permesso non retribuito, non è dovuta l'indennità sostitutiva del vitto e dell'alloggio.

LA CONCILIAZIONE SINDACALE

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